Considerazioni fuorinorma. Uozzap di Federico Iris Osmo Tinelli

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Presentando Uozzap nell’ambito della festival espanso Fuorinorma, diretto da Adriano Apra’, Federico Iris Osmo Tinelli ha mostrato una cosa rara: pudore. Un istinto a sottrarre l’opera ‒ l’arte ‒ a eventuali manipolazioni, fraintentimenti, a proprie e altrui retoriche. Ancora immerso forse, in un processo creativo tutto tuffato nel calore e nell’eccesso di una materia totalmente intima. Uozzap infatti, a dispetto del titolo divertente, è un’opera sussurrata, un’esplorazione del sé attuata attraverso il rispecchiamento negli altri, colti nel vivo delle loro clip audio in whatsapp e inseguiti altrove. Una serie di improvvisazioni sul tema dell’amore e, nell’insieme, un affresco dell’oggi, dei suoi vuoti, dei suoi tormenti, delle sue ricerche, delle tracce di bellezza e di senso, che, attraverso la comunicazione con persone vicine, scelte, si riescono ancora a cogliere, e della città di Milano, mai nominata e mai mostrata, se non, forse, come in un sogno in cui tutti i personaggi sono parti della psiche del sognatore e il suo stesso corpo.
Parlare della naturalezza e dell’abilità con le quali Osmo Tinelli mescola vari linguaggi visivi sarebbe riduttivo se non si sottolineasse l’esplodere, in questo film, di un cinema capace di rimettere insieme i nostri resti sparsi.