FOTOGRAMMI D'ACQUA. INTERVISTA A RAUL PERRONE

Traduzione dallo spagnolo all'italiano di Leticia Ciofani e Marta Cannavacciulo Pérez


Ragazzi di Raul Perrone è suddiviso in due movimenti: il primo è una visione dell’ultimo giorno di Pier Paolo Pasolini attraverso lo sguardo lacrimoso del suo aggressore, il secondo è ambientato sotto un ponte, lungo un fiume frequentato da un gruppo di giovani, fantasmi che vivono nei bassifondi dell’universo. Fumano e recitano in reverse Pasolini e Malmsten, vagano in una Córdoba spettrale e i loro volti sono rivelati dalle acque, come quello di Marie in Coeur fidèle di Jean Epstein. Vivono ai margini, senza famiglia, lontani dal mondo, superstiti di un’umanità sommersa, corpi danzanti e dissolti.

 

Chi è Raúl Perrone?
Raul Perrone è un sognatore che fa film.

Cosa ti spinge a realizzare un film?
Il desiderio, la smania, una foto, una frase, una donna, una canzone, un dipinto.

Giri con reflex digitali. Quali sono le tue motivazioni?
A partire dal 1990 filmo in video, ora lo chiamano digitale. Ho realizzato uno dei primi lungometraggi in video del mondo, credo, Il natale di Ofelia e Galvan. Nel 2006 con una piccola camera fotografica non professionale. E da allora tutti i miei film sono fatti con macchine fotografiche. E non uso la reflex, non mi piace.

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Che significato ha nel tuo cinema il tema dell'adolescenza?   L’adolescenza è uno stato difficile, crescere è difficile. Per questo mi preoccupa. Da qui l’osservazione degli adolescenti e non degli adulti.                                           

Ragazzi è stato presentato al Festival di Roma, come nasce l'idea del film?
Nasce come sempre dalla voglia di fare, avevo voglia di fare. È un film in due movimenti, come qualcosa di musicale. Sto lavorando su questo. Ho pensato al grande Pasolini, ed ecco che torna l’adolescenza. Non volevo raccontare la vita di PPP, quanto concentrarmi sul suo ultimo giorno. Ma dal punto di vista del ragazzo che lo ha ucciso, e del suo complice. Sono ragazzi senza via d’uscita, che trascorrono le loro giornate al fiume.

Perche' hai scelto il bianco e nero?
Il bianco e nero è più credibile.

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L'immagine di Ragazzi è fluttuante, i protagonisti vivono lungo il fiume, l'elemento dell'acqua è di grande importanza, cosa rappresenta?
Nel caso di questi ragazzi, rappresenta la vita, le loro vite trascorrono su questo fiume.

Spesso crei sovraimpressioni di immagini, che significato assumono questi strati visivi?
Corrispondono all’idea di rendere poetici e marcati alcuni momenti importanti del film, è qualcosa che mi emoziona.

I nomi di Jean Vigo e Jean Epstein ritornano spesso nel tuo immaginario cinematografico. Ti senti vicino al loro cinema?
Mi sento vicino a molte persone di quell’epoca, Murnau, Dreyer, Kinisaga. Credo che nell’anno ’26/27 si produssero i migliori film della storia. Erano molto avanti.

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Che cosa vorresti che suscitasse un tuo film in chi lo guarda?
Che si risvegli, che viaggi, che si lasci andare, che lo interroghi, che dialoghi con il film senza pensare. E che questo lo faccia dopo.

Che legame hai con Pier Paolo Pasolini?
Aver guardato all’età di 17 anni alcuni dei suoi film, che rimangono i miei preferiti, Accattone, Mamma Roma...

Ragazzi è uscito nello stesso anno di Pasolini di Abel Ferrara. Per quanto differenti, entrambi narrano dell'ultimo giorno di PPP. Il tuo è visto attraverso lo sguardo del suo assassino, puoi parlarci di questa scelta?
Come ho già detto e non è nulla più di questo. Non penso, vado e filmo.

Come scegli i tuoi attori?
Non mi piace la parola attori, preferisco persone che recitano e allievi del mio laboratorio. Quando li chiamo è perché avevo già pensato a loro. Siamo un gruppo di lavoro molto ristretto.

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Da cosa nasce l'idea di suddividere il film in due movimenti?
È qualcosa su cui sto lavorando. P3nd3jo5 è in 3 atti e una coda. Atti o movimenti, come nel vecchio cinema.

Come viene considerato il tuo cinema in Argentina e qual è la situazione del cinema indipendente nel tuo Paese?
Questo lo lascio ai critici, a me interessa solo fare film. Non mi interessa il circuito di questo ambiente.

Sarà possibile rivederti in Italia?
Se dipendesse da me sarei felice che distribuissero Ragazzi. Mi piacerebbe che lo vedesse più gente. Ma non dipende da me. Certo che mi piacerebbe.

Quali sono ora i tuoi progetti?
Sto lavorando al mio progetto di cinema anti-autore, che è cominciato con Ragazzi. Sono tre film che si svolgono in Giappone. Ora sono già all’ultimo, che si intitola Samuray-s. Dai per scontato che non sono stato in Giappone e con gente che recita in giapponese.


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            foto di Alexia Schefferabrazo

     
      foto di Alexia Schefferabrazo