In ricordo di Franco Zeffirelli, mio grande maestro e amico

Il primo incontro con Franco Zeffirelli c’era stato sul set di Fratello Sole, Sorella Luna, nel 1969. Io ero l’assistente operatore di Ennio Guarnieri. Ci fu subito una grande intesa fra di noi. Ritrovai poi Franco sul set di Gesù di Nazareth, era la prima volta che mio padre, Armando Nannuzzi, lavorava con lui. Tutti eravamo presi dall’immensità della produzione. C’erano tanti importanti attori americani e inglesi che venivano sul set, magari solo per fare un cameo, e non potevano andare fuori contratto: i tempi delle riprese erano scanditi da una poderosa preparazione, ma, nonostante ciò, ogni giorno qualcosa rimaneva indietro. Per non rinunciare a nulla, Franco creò una seconda unità, che affidò completamente a me, sia come fotografia che come regia. Fu una cosa incredibile, avevo solo 26 anni. Non era la classica seconda unità che deve limitarsi a girare qualche establishing shot o i proverbiali passaggi dei cammelli, avrei dovuto dirigere degli attori, anche se ovviamente non le super star. Avevo una piccola troupe per conto mio; Franco dirigeva in prima persona il cuore della scena e io condivo tutto il resto con le inquadrature che lui avrebbe voluto girare ma non ne aveva il tempo.

Bozzetto di Franco Zeffirelli per Gesù di Nazareth (1977)

Arrivati in Tunisia, a metà delle riprese del film, cominciai a girare con questa unità parallela. Franco a inizio giornata faceva degli sketch e mi disegnava le inquadrature dandomi delle indicazioni generali. Quando realizzò la scena della pesca miracolosa, girò soltanto i campi che avevano la riva e il molo di sfondo perché in realtà il lago era da tutta altra parte. Dal suo girato mancavano le immagini delle due barche che si allontanavano. Quella mattina mi disegnò le inquadrature e mi disse: «Durante questa scena bisogna capire che si sta compiendo un miracolo… mi raccomando». Io rabbrividii e scherzosamente gli dissi: «Grazie della fiducia…».
Ero sulla riva di un lago, che avrebbe dovuto essere quello di Tiberiade, con la mia piccola troupe. Ero completamente in controluce e il sole si specchiava sull’acqua creando una scia dorata accecante; pensando alle parole di Franco, escogitai un trucco per dare la sensazione che stesse accadendo qualcosa di miracoloso. Applicai alla lente un filtro polarizzatore; il riflesso del sole sull’acqua divenne dolce e oleoso quasi nullo… Le due barche con le controfigure degli apostoli e quella di Gesù si avviarono lentamente verso la scia del sole… Mano a mano che si allontanavano io ruotavo il polarizzatore fino ad aprirlo completamente… Le barche vennero inghiottite dal baluginìo del sole sull’acqua… Il miracolo era fatto! Quando diedi lo stop le barche presero una posizione fantastica, si vedevano le sagome degli apostoli e l’inconfondibile silhouette di Gesù. Allora ripresi a girare e urlai alla radio: «Fermi… fingete di issare le reti!». Gli apostoli si schierarono di spalle mimando il gesto… la sagoma di Gesù svettava al centro dell’inquadratura. Questa immagine era pazzesca! Ora il problema era il montaggio, mi serviva un taglio per mettere insieme le due inquadrature. Tornai da Franco che mi chiese subito come era andata. «Credo di aver fatto il miracolo», dissi scherzosamente… Mentre lui girava, mi procurai un palo di legno e ci inchiodai, fuori campo, una cima che pendeva… Approfittando di un momento di pausa “rubai” letteralmente Robert Powell dal set e lo misi contro il cielo con il palo e la cima accanto, naturalmente gli spiegai la scena e girai un primo piano mentre guardava intensamente il lago… nei suoi occhi provocai il baluginìo dell’acqua con una teglia della pizza riempita d’acqua e specchi rotti… Necessità, virtù. Quando Franco vide la sequenza montata mi abbracciò e disse: «È vero, hai fatto un miracolo».

Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli

Le scene del viaggio dei Re Magi, la pesca miracolosa, il viaggio di Giuseppe e Maria verso Betlemme o l’ingresso a Gerusalemme dei cavalieri romani sono state realizzate con la mia seconda unità così come la scena con James Farentino nei panni di San Pietro che piange disperato dopo che si è avverata la profezia del “prima che il gallo canti…”. Giravo per Franco tutto quello che pensavo gli sarebbe tornato utile al montaggio. Alla fine del film, Franco mi disse una cosa che ancora porto nel cuore: «Daniele, il materiale che hai girato per il nostro Gesù è come il maiale… non s’è buttato nulla…». La notte che girammo l’arresto di Gesù nell’orto di Getsemani, durante la preparazione, Franco mi fermò, mi guardò in faccia e disse al suo aiuto regista: «È perfetto… fatelo vestire…». Chiesi a Franco una spiegazione: «Ho perso l’attore che interpretava il guardiano del Tempio che arresta Gesù… Tu sei perfetto!». E se ne andò. Io rimasi stupito e cercai di protestare, mentre ormai l’aiuto regista mi teneva per un braccio per trascinarmi in sartoria. Mi ritrovai vestito con una armatura di cuoio, una specie di imbuto di rame in testa e catapultato in una delle scene più emozionanti e importanti del film… Nella scena avevo una colluttazione con Pietro che cercava di liberare Gesù; ero ormai talmente preso dall’emozione che non controllai più la presa e feci male a James Farentino che impersonava Pietro.

Daniele Nannuzzi attore per caso in una scena di Gesù di Nazareth

La cosa buffa era che Franco mi stava dirigendo alla stessa stregua di Robert Powell e James Farentino. Alla fine Franco mi disse, sicuramente per prendermi in giro, «Dio, che temperamento!». Ma non gli bastò: per chiudere la scena c’era una folla di seguaci di Gesù che accorrevano con delle torce accese. Mi disse: «Mi serve anche la terza camera… Dai! Giriamo». Così mi ritrovai a fare l’operatore di macchina vestito da guardiano del tempio tra l’ilarità della troupe… Franco era fatto così… dovevi accettare tutto da lui, ma ti dava sempre tanto in cambio.

Quando esordii alla direzione della fotografia con lui, ne Il giovane Toscanini, sapevo di andarmi a mettere “nella gabbia del leone”, perché Franco era già un grande regista di cinema, ma sul palcoscenico era davvero un maestro assoluto. Con grande timore affrontai le scene dell’Aida ricostruita nel Teatro Petruzzelli. Ricordo che lui all’inizio mi dette solo un’indicazione: «Ricorda che siamo nel 1900». I teatri a quell’epoca non avevano proiettori, ma luci a petrolio o a gas, e le scene non erano tridimensionali, bensì dei teloni piatti, con la scenografia dipinta sopra. Gli effetti di luce erano già dipinti sulla scena, e bisognava solo illuminarli. Lo scenografo Andrea Crisanti ricostruì dei tralicci di legno, come da modello dell’800, che sorreggevano le lampade a petrolio.

Due momenti de Il giovane Toscanini di Franco Zeffirelli (1988)

Nascoste dietro le prime quinte, queste lampade illuminavano le seconde e così via, ma la grande luce protagonista era la ribalta, cioè la luce che proveniva dal basso, disegnando forti zone d’ombra e luce sul viso dei cantanti. Famosissimi i dipinti di Degas Cantante con guanto nero e Ballerine in ribalta, ai quali mi sono ispirato per le scene dell’Aida. La cosa più difficile fu rendere reale questa atmosfera usando proiettori che si amalgamassero perfettamente con queste fonti di luce morbida e

Il quadro di Edgar Degas Cantante con guanto nero e un momento della rappresentazione dell’Aida ne Il giovane Toscanini di Franco Zeffirelli

cosa più difficile fu rendere reale questa atmosfera usando proiettori che si amalgamassero perfettamente con queste fonti di luce morbida e diffusa. Eliminammo tutti i proiettori con la lente Fresnel… Sulla scena non ci dovevano essere raggi di luce, sarebbero stati anacronistici data l’epoca e poi la luce era già dipinta sulla scena. Questo tipo di illuminazione ha fatto sì che ogni inquadratura avesse il sapore di un dipinto orientalista. Un altro ambiente scenico a cui sono molto legato è la stiva della terza classe dove viaggiano i poveri verso il Brasile. Il tetto era formato da lastre di carabottino, il classico pavimento navale di legno grigliato. Ho illuminato l’ambiente dal piano superiore della nave con tanti proiettori puntati verso il basso provocando all’interno una luce a macchie molto di effetto.

Il giovane Toscanini di Franco Zeffirelli

Un tè con Mussolini era un film di ambientazione e gusto inglese, e questo indusse Franco a scegliere David Watkin come autore della fotografia. David era bravissimo, ma non particolarmente rapido sul set; e si ripeté il problema che Franco aveva avuto per Gesù di Nazareth. Il cast che Zeffirelli doveva dirigere era composto da famosissime attrici inglesi e americane che non potevano prolungare la durata del loro impegno. Per questo motivo Franco decise di affidarmi nuovamente la regia e la fotografia di una seconda unità, che avrebbe agito tra Firenze e San Gimignano. Dovevo girare per due settimane, ma poi gli eventi mi costrinsero a girare un film parallelo, inserendomi anche nelle riprese principali; mi lasciava sempre completa libertà di azione. Quando si fa una seconda unità bisogna avere anche l’umiltà di rinunciare alla propria visione, al proprio gusto di illuminazione, e adeguarsi al tipo di immagini che la main photography realizza. Watkin all’inizio, com’è naturale, era molto diffidente nei miei confronti, ma poi, vedendo in proiezione come il materiale girato da me si accostasse perfettamente al suo, si sciolse e diventò più collaborativo.

Omaggio a Roma è stato l’ultimo lavoro che ho realizzato per Franco Zeffirelli. Era già molto malato e fondamentalmente impossibilitato ad uscire di casa. Mi chiamò e mi parlò di questo progetto che gli era stato proposto: girare un omaggio alla Città Eterna, vista dai suoi occhi. Franco mi disse che, naturalmente, non avrebbe potuto assistere alle riprese, e aggiunse una frase che ancora porto nel cuore: «Solo tu puoi realizzare al posto mio questo progetto, perché tu sei sempre stato i miei occhi»… Accettai immediatamente. Iniziammo a creare un viaggio, un itinerario da seguire partendo dall’acqua. L’acqua che arriva a Roma, il fiume, le fonti, gli acquedotti, le fontane: era tutto un itinerario visivo, per arrivare poi alla Fontana di Trevi, da dove prendeva vita il nostro racconto. Ho avuto a disposizione mezzi eccezionali per girare questo film: camera car, dolly, elicotteri… Ho cercato di riprendere questi meravigliosi monumenti romani guardandoli con gli occhi di Zeffirelli…

Le uniche scene che Franco poté e volle seguire personalmente furono quelle del brano della Tosca E lucean le stelle, ambientato nelle carceri di Castel Sant’Angelo. Ricordo ancora il set ricostruito nel giardino della villa di Franco, dove abbiamo girato la scena d’amore tra Tosca, impersonata da Monica Bellucci, e Cavaradossi, a cui prestava il volto e la voce Andrea Bocelli. L’Omaggio si chiude con il Nessun dorma cantato da Bocelli al centro dell’interno del Colosseo completamente illuminato per l’occasione, con un’incredibile ripresa aerea da un elicottero.

Omaggio a Roma, Franco Zeffirelli, 2009

Franco Zeffirelli aveva una grande personalità, era un grande protagonista della scena. Dava precise indicazioni a tutti – alla scenografia, alla fotografia, agli attori: insomma, era un grande regista. Curava molto la scenografia: non dimentichiamo che lui stesso è stato un grande scenografo e spesso curava in prima persona le scenografie dei suoi allestimenti operistici e anche di alcuni suo film. Il rapporto che Franco sapeva intessere con i suoi attori era straordinario, e anche la mia collaborazione con lui è stata sempre molto amichevole. Sentivo che aveva fiducia in me, e me lo ha sempre dimostrato. Durante la proiezione dei giornalieri della Cavalleria rusticana, grazie alla mia buona conoscenza musicale, avevo coordinato il finale della processione esattamente a tempo con la panoramica, lo zoom, e le ultime note del coro… Franco era seduto dietro di me, mi poggiò una mano in testa e mi disse: «Daniele, sei un santo»… Ho ancora nel cuore la dedica su un bozzetto che mi regalò: «A Daniele, compagno e complice di tante meravigliose avventure».

Poco prima della scomparsa di Franco, a Firenze si lavorava alacremente per creare la sua Fondazione. Io stesso ho contribuito, curando l’allestimento, le luci e l’illuminazione dei costumi e dei bozzetti che sono

La Fondazione Franco Zeffirelli a Firenze

esposti in questo meraviglioso museo dedicato a lui. Tra le migliaia di bozzetti originali di Franco, spuntarono fuori una serie di disegni e schizzi ispirati all’Inferno di Dante, un film che Franco doveva realizzare nel 1972 con Dustin Hoffman protagonista, poi sfumato. Franco decise

I bozzetti di Franco Zeffirelli per Inferno di Dante

di esporli nell’ultima sala del Museo, una sorta di “piccola Sistina” con il soffitto a volte, voleva che questa sua opera avesse la giusta visibilità. Con il tecnico digitale Pier Filippo Siena abbiamo scannerizzato e rielaborato i bozzetti e li abbiamo “animati”, montandoli in sequenza con degli effetti e delle dissolvenze. L’effetto finale mostra i bozzetti originali esposti sulle tre pareti perimetrali, illuminati nel buio; sulla parete frontale, su un enorme schermo scorre il filmato degli stessi bozzetti animati e, per completare l’effetto, otto proiettori sincronizzati fra di loro proiettano sulle volte un cielo nuvoloso in tempesta, che assume una dominante di colore diversa a seconda del bozzetto proiettato.

La Sala Inferno della Fondazione Franco Zeffirelli a Firenze

Questa meravigliosa installazione chiude il percorso del Museo dedicato a Franco. Il giorno che presentai il filmato avevo detto a tutti di aver “poggiato” sul montaggio una mia versione, più che di musica, di atmosfera sonora, per accompagnare le immagini, perché non faccio mai vedere un mio lavoro senza commento sonoro. Davo per scontato che il compositore Alessio Vlad, che già più volte aveva collaborato con Franco, avrebbe composto poi il commento musicale. A dir la verità, mi sentivo molto imbarazzato a presentare questo mio disegno musicale ad Alessio Vlad: la proiezione cominciò e io ero seduto vicino a lui. Dopo pochi secondi, bisbigliando nel buio della sala mi chiese: «Ma veramente l’hai composta tu?». Io candidamente risposi: «Sì, col mio computer». L’avevo composta con I Movie. Finita la proiezione, Franco era entusiasta e anche lui si complimentò con me per il filmato e il commento sonoro. Vlad disse: «Signori, non tocchiamo nulla: è talmente perfetto così! Per comporre una cosa del genere con un’orchestra elettronica spenderei una fortuna». Si complimentò con me, e anche Franco fu d’accordo nel lasciare questa mia composizione come colonna sonora del film dicendo: «Anche musicista adesso!». Mi ha voluto riconoscere il merito affiggendo una targa all’ingresso dell’installazione con su scritto: “Editor and Sound Designer Daniele Nannuzzi”.

Il 15 giugno 2019 Franco se ne è andato, ha lottato come un leone contro la sua malattia, fino alla fine. Ho sofferto molto per la sua morte, mi ha lasciato un grande vuoto ma anche una grande eredità: la sua amicizia e la sua sapienza. Gli devo molto. Franco mi ha fatto scoprire il mondo del teatro, dell’arte e dello spettacolo, ed è stato per me un grande Maestro. In onore dei 100 anni di Franco Zeffirelli, su idea di Pippo Zeffirelli abbiamo creato un filmato commemorativo in collaborazione con l'Aeronautica Militare Italiana che, anch'essa, compie 100 anni. Oggi, 12 febbraio 2023, giorno del compleanno del Maestro, gli aerei della squadra acrobatica sfrecceranno sul cielo di Firenze in onore del grande regista. Io ho preparato un filmato che mette insieme Zeffirelli, i monumenti di Firenze e le frecce tricolori: è stata una sfida stimolante, affrontata fondendo l'arte del maestro e le incredibili evoluzioni degli aerei sulla città. L’esecuzione delle più celebri arie liriche, fuse in una meravigliosa colonna sonora, accompagnano le evoluzioni di questo volo ideale all’interno della Fondazione Zeffirelli.


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