Nasce la piattaforma Indiecinema. Conversazione con Fabio Del Greco sul cinema d'essai in streaming

Anche in Italia qualcosa si muove sul fronte delle piattaforme digitali per rendere disponibile on line una collezione di cinema d’essai. Mentre Adriano Aprà annuncia, nel convegno Fuorinorma del 14 dicembre 2019, uno sbocco digitale per la sua selezione di opere neosperimentali, è già in azione la piattaforma Indiecinema.it. Abbiamo incontrato il fondatore Fabio Del Greco per conoscere le caratteristiche di questo nuovo soggetto distributivo.

Qual è il tuo background culturale e professionale?

Sono essenzialmente un autodidatta, ho cominciato a girare piccoli film con gli amici della scuola media, nel 1987, con una vecchia videocamera collegata a un pesante videoregistratore a spalla, tipica degli anni ’70, che avevamo trovato in uno scantinato. Non sapevo neanche cosa fosse il montaggio, ho iniziato in maniera totalmente istintiva, giravo piccole storie in maniera cronologica. Dopo di allora, crescendo, ho continuato sempre a realizzare piccoli film, cominciando a strutturare il mio rapporto con il cinema. Dopo la scuola superiore ho frequentato vari corsi universitari e scuole di cinema, tra Pescara e Roma, ma ogni volta il mio interesse svaniva rapidamente. Mi ha sempre e solo interessato la parte creativa e realizzativa del cinema, ogni studio teorico mi annoiava terribilmente, anche le scuole pratiche che ho frequentato sembravano una perdita di tempo: ho sempre avuto dei progetti personali da portare avanti, il resto non mi interessava granché. Sono stato poi su un centinaio di set industriali come comparsa, figurazione speciale, o assistente alla regia: in un modo o nell'altro, anche se buttato fuori più volte, alla fine riuscivo a stare a fianco al regista e a passare tutto il tempo dietro al monitor insieme a lui. Questa è stata una scuola molto importante, che mi ha fatto capire il metodo di lavoro dei set cinematografici, quale sia il motore di queste grandi macchine che procedono senza sosta giorno dopo giorno. In seguito ho lavorato a lungo nel montaggio e nella post-produzione.

Come è nata l'idea di una piattaforma per il cinema indipendente?

Dopo alcuni anni di esperienza nella distribuzione on-line dei miei film ho capito che, nonostante Amazon - l'unica piattaforma che offra la possibilità di una distribuzione diretta ai filmmakers -, le possibilità commerciali di un film realmente indipendente non possono essere su questi canali mainstream. È come far salpare una piccola barchetta a remi nell'oceano: si perderà nel gigantesco mare di serie tv, film mainstream e d'autore, prodotti di ogni genere. La casa del cinema Indie deve essere piccola e dedicata ad una collezione di film on line con una specifica identità, a livello di pubblico e di autori. Ho visto che negli Stati Uniti esiste questo tipo di piattaforme ma sono totalmente assenti in Italia. Una seconda motivazione forte proviene da una riflessione sul pubblico. La maggior parte del pubblico non conosce il cinema indipendente e pensa che si tratti di prodotti minori, realizzati da un autore che non è riuscito a "sfondare", e che in qualche modo si arrangia perché non riesce a trovare i budget necessari per realizzare film. Anche la quasi totalità dei critici italiani pensa esattamente questo: sì, il film è carino, l'idea è geniale ma, come dire, manca qualcosa, si poteva fare meglio, mancano gli attori, mancano i mezzi, andrà meglio la prossima volta. Mi pare che la critica oggi si comporti proprio come il pubblico di massa: guarda la confezione, ignora il cinema indipendente e d'arte. Non lo considera neanche cinema, è roba amatoriale, non si degna neanche di guardarlo, e quasi mai film davvero indipendenti accedono ai grandi Festival. Tutto il circuito ormai si muove solo nell'ambito del business industriale. Indicinema ha quindi come obiettivo principale quello di spiegare agli spettatori che non sanno di cosa si tratti, perché nessuno gliene ha mai parlato, né a scuola, né all'università, né in TV, né altrove, che cos'è il cinema davvero indipendente e d'arte. Anche a costo di essere didascalici. Spiegare allo spettatore in bilico tra visioni mainstream e cultura cinefila che il cinema può essere anche "altro", quella forma di espressione artistica simile per dignità alle altre arti, sognata da decine e decine di grandi registi, che oggi ormai è diventata una realtà. Una cosa che avrebbero dovuto fare 30 anni fa le istituzioni, ma se provi a contattare con un progetto del genere la Rai, ad esempio, ti dicono che loro sono un’impresa commerciale, e nel frattempo milioni e milioni di soldi pubblici vengono spesi per finanziare film che da più di quarant’anni nessuno poi vede. Il Truman Show si è moltiplicato all'ennesima potenza... Oggi viviamo in un Truman Show inimmaginabile.

Rebel Surgeon (Chirurgo ribelle) di Erik Gandini è su Indiecinema.it

Oggi ci sono moltissimi festival. Oltre a vari grandi festival di livello nazionale, ogni città se non ogni paese ha un suo festival di cinema. Come pensi che abbia agito il sistema dei festival rispetto alla fruizione e alla vita del cinema di qualità? Il pubblico dei festival è lo stesso del cinema indipendente oppure no?

Non ho una conoscenza abbastanza approfondita dei festival minori per poter dare una mia opinione in merito. Mi sembra però che l'esperienza con i film davvero indipendenti e di ricerca si esaurisca nell'ambito dello svolgimento di queste manifestazioni. Un appassionato di cinema si interessa vagamente soltanto dei film selezionati nei grandi festival e che hanno comunque un riscontro mediatico a livello nazionale o internazionale, perché il cinema è sempre stato inteso come un intrattenimento popolare. Credo che queste opere vadano commercializzate in una maniera differente, più vicina al mercato dell'arte contemporanea che al cinema propriamente detto. Bisogna quindi ricreare completamente da zero un mercato parallelo film streaming di nicchia, e non continuare a tentare di sovrapporsi a quello esistente, popolare, monopolizzato delle distribuzioni più grandi, anche perché spesso i linguaggi sono completamente differenti. Bisogna inventare modalità di fruizione completamente nuove.

Come scegli i film e come contatti gli autori?

Il mio giudizio conta poco o nulla, le mie sono opinioni strettamente personali da semplice spettatore. Per selezionare i film mi baso su quei pochi circuiti, associazioni, festival che proiettano film indie, ne parlano, ne scrivono e ne riconoscono la qualità. Amici che mi consigliano appassionatamente un film che hanno visto, ecc... Il mio è un lavoro commerciale, da distributore, si basa sul creare un circuito commerciale per il cinema indipendente, d'autore e sperimentale. Penso che ogni operazione culturale seppur importantissima, slegata dal riscontro commerciale e di audience, non possa avere un reale impatto di cambiamento.

Abacuc di Luca Ferri (Lab 80) è su Indiecinema.it

In questo ti differenzi dal progetto di una piattaforma di film Fuorinorma di Adriano Aprà - annunciato nel convegno del 14 dicembre 2019 -, dove l'elemento soggettivo della selezione del grande critico costituisce un po' il "business model" del progetto...

Penso che il lavoro del progetto Fuorinorma sia straordinario e molto approfondito, di grande importanza. Andrebbe affiancato però da un progetto distributivo commerciale di ampio respiro, in modo che questo cinema e questi autori possano raggiungere un pubblico ampio e fino al risultato di poter mettere in cantiere nuovi progetti. In realtà, da un punto di vista imprenditoriale, questo è il solo "vero cinema", che non vive come un parassita sui fondi pubblici, che si autofinanzia e vive di vita propria, e che è a tutti gli effetti un’attività sostenibile. Opere che hanno costi bassi e non industriali e che quindi possono rientrare facilmente delle proprie spese, se si crea un circolo virtuoso che raggiunge un pubblico più vasto, attraverso un'ampia rete di collaborazioni e di sinergie. Ben venga quindi ogni operazione culturale, ogni festival o rassegna "illuminata". Ma una vera rivoluzione culturale non può prescindere dai risultati commerciali.

Ora che il tuo lavoro è avviato, che la piattaforma comincia ad esistere, di quali realtà ti stai rendendo conto, cosa è cambiato rispetto alle tue aspettative iniziali?

Varie cose… La prima è molto positiva. Sto scoprendo che esistono davvero tante opere filmiche di grande valore artistico, un mondo sommerso che poche persone conoscono. Ci sono davvero tanti contenuti di qualità per il canale Indiecinema, soprattutto in Italia, dove sembra esserci un proliferare di cinema indipendente e innovativo molto ricco, sorprendente. Una seconda cosa invece non è molto positiva: la maggior parte degli addetti ai lavori non cammina in direzione di uno sforzo collettivo e commerciale, non hanno né la voglia, né l'indole adatta per creare connessioni che lavorino con costanza per promuovere questo tipo di cinema. Il loro obiettivo forse è entrare nei circuiti più celebri? Sono interessati esclusivamente alla pratica artistica e intellettuale? Confidano in un soggetto grosso e potente che pensi a creare la loro visibilità? Ripongono fiducia negli asfittici ambienti accademici? Non sono particolarmente interessato a indagare i perché. Personalmente credo che creatività e lavoro commerciale debbano necessariamente andare avanti di pari passo, e che se una cosa che non conosci ti serve, te la vai a cercare e a studiare, per farla tua. E ancora... ho avuto la conferma che il pubblico aspettava un canale del genere, esclusivamente dedicato a un cinema artistico e di ricerca al di fuori degli schemi, e che c'è un interesse reale e molto vasto. Parallelamente mi accorgo di come in Italia molte persone siano ancora a uno stadio "primitivo" degli acquisti on-line, e di come il mercato non sia ancora completamente maturo, come ci raccontano in tanti. Fatto sta che la fruizione on-line dei film offre dei vantaggi indiscutibili: per vedere i primi 100 film di Indiecinema, che aumenteranno ogni settimana, a meno del prezzo di un singolo biglietto di un ingresso in sala, bisognerebbe passare la propria esistenza ad andare su e giù per l'Italia in cerca delle sparute sale, cineteche, cineclub che li programmino, senza avere neanche la certezza di trovarli. Spero che presto si possano trovare tutti su Indiecinema senza muoversi di casa, con in più tanti contenuti extra. A tutti gli effetti un cineclub on-line.

Quali sono i tuoi prossimi passi?

I prossimi passi sono ovviamente far conoscere Indiecinema a un pubblico più vasto possibile e sto cercando di capire quali possano essere i canali che funzionano di più e il target maggiormente interessato a sperimentare la conoscenza di un cinema diverso, anche attraverso scambi come questo. Ogni nicchia reagisce in modo diverso e si interessa a nuovi canali in modo diverso. Per quanto riguarda i contenuti invece abbiamo molti progetti in cantiere: innanzitutto quello di far conoscere gli autori con delle video-interviste negli extra dei vari film, seguire il loro percorso creativo da vicino anche nelle prossime produzioni. Insomma, portare gli spettatori della piattaforma direttamente dentro il "fare" cinema.


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